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Giovanni Pinna Ferrà

Padria (Sassari), 1838 - Sassari, 1904

foto articolo Giovanni Pinna Ferrà si era laureato in Giurisprudenza nell’Università di Sassari nel 1861, diventando nel 1864 dottore aggregato presso lo stesso Ateneo. Conseguita nel frattempo l’abilitazione all’esercizio della professione di avvocato, partecipò, nel 1865, al concorso a cattedra di Diritto internazionale presso l’Università di Pavia. Il concorso fu vinto da un altro illustre studioso sassarese, Pietro Esperson (1883-1917), ma Pinna Ferrà, che si era distinto nelle prove concorsuali, ottenne l’incarico per lo stesso insegnamento presso l’Università di Sassari.

Ben presto, seguendo le inclinazioni personali, passò all’insegnamento dell’Economia politica, dapprima come professore incaricato e, a partire dal 1872, in qualità di straordinario, su nomina del Consiglio superiore dell’istruzione. Nello stesso anno, assunse la presidenza del neoistituito Regio Istituto Tecnico di Sassari, incarico che tenne per circa sette anni.

La parabola professionale di Pinna Ferrà, caratterizzata da un’estenuante attesa dell’ordinariato nella sua disciplina, sembra intrecciarsi con uno dei momenti più critici della storia dell’Università di Sassari: tra previsioni di soppressione (comunemente, peraltro, ad altre università "minori") (Legge Casati del 1859), ristrettezze finanziarie e il faticoso superamento di una "condizione di ingiusta inferiorità giuridica", rispetto ad altre università del Continente (la cosiddetta conquista del "pareggiamento") (Legge 253 del 1902).

Proprio nel novembre del 1902, finalmente, dopo le ripetute rimostranze da parte della facoltà in cui per oltre 30 anni aveva tenuto il corso di Economia politica, e sotto i buoni auspici di una parte della comunità scientifica della sua disciplina, tra cui noti economisti come Maffeo Pantaloni (1857-1924) e Angelo Bertolini (1860-1924), ottenne, in ragione dei titoli posseduti, la nomina a professore ordinario per decreto del ministro dell’Istruzione.

Nel frattempo, la "ritrosa modestia" e il carattere schivo non gli avevano impedito di assumere incarichi pubblici come consigliere provinciale e comunale a Sassari.

Assieme al professor Giuseppe Todde (1829-1897) - ordinario di Economia politica, dapprima, a Sassari e, successivamente, trasferitosi nell’Ateneo cagliaritano - Pinna Ferrà può considerarsi il più rappresentativo economista sardo della seconda metà del XIX secolo.

Dal punto di vista scientifico, la figura di Giovanni Pinna Ferrà fu molto eclettica. Ricordato spesso come sociologo, più che come economista - anche se meritò, come vedremo, una citazione addirittura da parte di Vilfredo Pareto (1848-1923) nel Giornale degli economisti del settembre 1893 -, si appassionò anche di etica, disciplina che tra l’altro insegnò per qualche anno presso il Regio Istituto Tecnico di Sassari.

La sua produzione letteraria si caratterizzò per una certa attenzione ai problemi della sua terra, la Sardegna. In particolare, Pinna Ferrà, si era opposto con decisione ai progetti che legavano lo sviluppo dell’Isola alla sua colonizzazione, da realizzarsi con flussi di immigrati destinati a porre rimedio allo spopolamento delle campagne. Nel giugno del 1877, il nostro economista ebbe anche modo di contestare, dinanzi ad un funzionario governativo appositamente inviato per studiare la situazione, la "teoria" della colonizzazione della Sardegna, la quale doveva ritenersi "fallace". Pinna Ferrà, in effetti, riteneva "[...] essere l’immigrazione sempre inutile ed anche nocevole, salvo che si tratti di pochi uomini i quali apportino nuovi lumi". Il nostro studioso scrisse per l’occasione che la mania di colonizzare la Sardegna traeva origine dalle teorie di: "[...] quegli economisti, o dirò meglio pubblicisti, i quali insegnarono che la prosperità degli Stati si avesse a misurare dal numero dei sudditi, onde anche i Re di Sardegna fin dal 1819 concessero premi ai genitori i quali tenessero contemporaneamente viventi 12 figli".

Oltre ai contributi sull’economia dell’Isola, si occupò, prevalentemente, di problemi di economia pura e, adottando un metodo di tipo assiomatico-deduttivo, costruì un vero e proprio "sistema di filosofia sociale". Studioso di formazione ferrariana, come del resto l’altro illustre economista sardo dell’epoca (il già ricordato Giuseppe Todde), non fu, però, un "passivo ripetitore" dell’insegnamento dell’influente economista Francesco Ferrara (1810-1900), piuttosto, "dette ai capi sommi delle dottrine [del Maestro] una certa sistemazione filosofica e catechistica tutta particolare". Nei suoi scritti, Giovanni Pinna Ferrà esaltò spesso la libertà di iniziativa, dissentendo dalle idee socialiste che ai suoi tempi venivano affermandosi, e che osteggiava perché ostacolo alla libera concorrenza e fonte di ingiustificati privilegi. Questo suo militante impegno per la libera impresa trova riscontro nel contenuto di un libello, scritto nel 1893, dal titolo Alla vigilia del dies irae. Il lavoro fu inviato anche a Vilfredo Pareto, il quale ebbe modo di apprezzarne il contenuto scrivendo: "[...] ci giunge uno scritto dell’egregio economista Giovanni Pinna Ferrà. In tale opuscolo [...] l’illustre autore mostra quanto sia urgente porre riparo ai mali che insidiano la nostra società, e termina con queste parole: ‘ove non si rompa la ridda infernale che fa dissipare dai molti infelici, spensierati, e colpevoli, tutto quanto i moderni stati con raffinati artifizi di protezioni, di balzelli ... estorcono ai pochi validi svolgitori di qualche ricchezza ... non resta altro ad aspettare che il funesto dimani’". Tale attestazione di stima da parte di Pareto apparve nel Giornale degli Economisti del 1 settembre del 1893. Qualche tempo prima, Pinna Ferrà aveva ricevuto una lettera da Losanna in cui Pareto preconizzava che il socialismo avrebbe raccolto "[...] l’eredità dei politicanti, e la borghesia quando piangerà suo danno dovrà anche pianger sua colpa ... Ella ha mille ragioni e pur troppo vedremo i mali di cui ella fa cenno".

Dal punto di vista stilistico, i suoi scritti scientifici, spesso, appaiono animati tanto da "prose appassionate", quanto criptici e caratterizzati da una "forma epigrafica" che "ne rende oscuro per i più il riposto significato". A parte alcuni contributi pubblicati nella nota rivista di settore Giornale degli economisti, i suoi lavori sono tra l’altro di difficile reperimento per gli studiosi.

Dopo un lungo periodo di malattia nell’inverno tra il 1903 e il 1904, a seguito di una ricaduta di salute, morì a Sassari nell’agosto del 1904, neanche due anni dopo la nomina a professore ordinario di Economia politica. L’incarico per la stessa disciplina passò quindi al professor Francesco Coletti (1866-1940), straordinario di Statistica, peraltro anche libero docente di Economia politica, che curò su Studi sassaresi, nel 1905, un lucido e affettuoso ricordo della persona e dell’opera di Pinna Ferrà.

Opere

  • Genesi del diritto e della moralità e loro rapporto: studi su un nuovo sistema in opposizione alla scuola della tutela sociale, Sassari, Tipografia Bertolinis, 1863.
  • La grande instaurazione della ragion giuridica nel mondo delle nazioni, pensiero di Terenzio Mamiani, modificato e ridotto a sintesi d'un trattato sul vero diritto internazionale, Sassari, Tipografia Bertolinis, 1865.
  • Traccia per un’utile riforma delle giudicature mandamentali, Sassari, Tipografia Bertolinis, 1865.
  • Prolusione al corso di economia politica, Firenze, Tipografia della Gazzetta d’Italia, 1874.
  • Dell’istruzione tecnica come mezzo di sviluppo industriale nella provincia di Sassari, Sassari, Tipografia Azuni, 1876.
  • L’emancipazione per mezzo del lavoro, discorso, Sassari, Tipografia Chiarella, 1876.
  • Ragionamento dell'avv. G. Pinna Ferrà prof. e giudice di pace a difesa d’una servitù di presa d'acqua nell'interesse degli ortolani N. Cuccuru e G. Daliberi, Sassari, Tipografia G. Dessì, 1878.
  • Sulla questione economica-agraria della popolazione della Sardegna, lettere, Firenze, Tipografia della Gazzetta d'Italia, 1878.
  • Del vero e del bene: manuale di filosofia e sociologia, Firenze, Stabilimento di G. Civelli, 1880.
  • Sul fondamento dell'economia pubblica, scienza non fisica e non morale, discorso, Sassari, Tipografia Azuni, 1882.
  • Lettera al direttore del giornale "La Sardegna", Sassari, Tipografia Chiarella, 1883.
  • Sulla colonizzazione in Sardegna, Sassari, 1883.
  • La condotta economico-morale, l'arbitrio, e la persona individuo-giuridica dell’umanità secondo le modificazioni apportate alla scienza dal naturalismo evoluzionistico, Sassari, Tipografia Azuni, 1885.
  • Un punto filosoficamente chiaro nella risoluzione sociologica dei problemi umani, Sassari, Tipografia Chiarella, 1886.
  • Sulla previdenza per la sarda popolazione, Sassari, 1887.
  • Cenno sulle vedute economiche della Sardegna, Sassari, 1888.
  • Due appunti sul malthusianismo, scientificamente ed usualmente violato nei suoi coefficienti, la parsimonia ed il risparmio, Sassari, Tipografia Chiarella, 1888.
  • Relazione sulle presenti condizioni della Sardegna, Sassari, Tipografia G. Dessì, 1889.
  • Dal ripopolamento alle condizioni di prosperità, Cagliari, 1890.
  • Della libertà secondo il Ferrara, in Giornale degli economisti, gennaio, 1894.
  • Orientazioni sociologiche della Sardegna, Bari, Pansini, 1898.
  • Il principio economico-morale e la sociologia hanno grado di scienze autonome, in Giornale degli economisti, settembre, 1900.
  • Politica individualista e politica collettivista: parallelo riassuntivo dei due indirizzi, in Studi sassaresi, 1902.
  • Studio sulle armonie del Bastiat e sulla produttività sociale per mezzo del lavoro industriale d'ogni singolo cooperante, Sassari, Tipografia G. Dessì, 1904.
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Bibliografia

  • Bertolini A., "Il sistema sociologico ed economico di Giovanni Pinna Ferrà", in Giornale degli economisti, Vol. 4, giugno, serie 2a, 1892, pp. 513-525.
  • Bertolini A., "Giovanni Pinna Ferrà (necrologia)", in Giornale degli economisti, Vol. 29, agosto, serie 2a, 1904, pp. 197-198.
  • Coletti F., "Di Giovanni Pinna Ferrà e delle sue teorie economiche e sociali", in Studi sassaresi, Vol.4(2), sez. 1, 1905, pp. 1-28.
  • Fois G., L’Università di Sassari nell’Italia liberale, Centro interdisciplinare per la storia dell’Università di Sassari, Sassari, 1991.
  • Pareto V., "Cronaca", in Giornale degli economisti, Vol. 7, settembre, serie 2a, 1893, pp. 274-278.
  • Spanu Satta F., "Due economisti sardi negli scritti di Vilfredo Pareto", in Autonomia cronache, Vol. 6, 1969, pp. 55-86.
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A cura di Gianfranco Sabattini, Università di Cagliari, e Daniele Porcheddu, Università di Sassari.